DOVE C’E’ POVERTA’ NON C’E’ GIUSTIZIA!

pillole di volontariato in sudamerica

Gennaio news, Tablada-Lima

Pubblicato da Roberto Zanoni su gennaio 29, 2009

Settimana tranquilla quella appena passata a Tablada…
… hanno tentato di sequestrare una bimba, erano in cima alla via, dal mototaxi sono scesi in due, le urla della sorella più grande hanno fatto uscire la gente in strada, evitando che l’azione andasse a buon fine…

… due giorni prima, in piazza, a 20 metri dalla nostra sede, altro tentativo di rapimento, hanno preso di mira una bimba che usciva da scuola, anche stavolta per fortuna finito bene…

… siamo finiti in televisione, a due quadre da qui hanno scoperto un rifugio dove tenevano sequestrate alcune persone….

… nella notte alcuni spari dalla piazza…

…. una bimba è stata sfregiata perchè ha avvisato la mamma che stavano rubando il portafoglio a una signora, il complice del ladro con una lametta tra le mani, passandole vicino le ha tagliato il volto…

… nove uomini hanno assalito la banca a villa, bottino 16.000 dollari… un agente freddato…

Il 16 gennaio è stato il compleanno di Roberto,
Roberto è il bambino di 13 anni che vive qui a Tablada a Lima, ospite del programma di doposcuola…
… Oggi è venuto a cercarmi, aveva qualcosa di importante da dirmi:
profe… (ci chiamano così, noi volontari)
PROFE, PROFE…
e mi guarda con due occhi grandi grandi…
… E’ IL MIO COMPLEANNO…
… auguriiii, cosa posso farti di regalo?

REGALAMI UN PIATTO DI RISO !!!

silenzio…
rabbia…
voglia di piangere…
desiderio di giustizia …

Emanuele torna in Italia
Emanuele, il volontario italiano di Thiene è tornato per alcuni mesi in Italia, spero ritorni presto, mi mancano i suoi approfondimenti, i suoi dubbi, i nostri dialoghi, la sua ricerca interiore per una pace individuale e collettiva…

Alcuni ringraziamenti
grazie a Patrizia del Credito Bergamasco,

ho comprato circa 50 braccialetti che ho distribuito ai bambini colombiani prima di Natale…

grazie a Lelli Scotti,
ho regalato circa 20 collane e braccialetti alle bimbe dell’hogar qui a Lima per Natale, l’ultimo dell’anno ho potuto portarle fuori a pranzo…  senza dimenticare le torte per l’anno nuovo.

grazie a Angela DiMedio,
ho procurato una bicicletta per Natale a Daniela in Colombia…

grazie a Marisa,
il giorno di Natale abbiamo fatto avere la cassettiera per Maria e sua sorella Julia (vedi il post sul Natale a Lima)

grazie a Luca Tomasoni,
da bimbo a bimbo, ha offerto il pranzo per il compleanno di Roberto.
(eravamo a cena con i genitori,  parlando di quello che viviamo qui a Lima, Luca, 8 anni, all’improvviso senza dire niente è andato nella sua stanza, ha preso dal suo salvadanaio 10 euro e me li ha dati dicendomi con naturalezza e semplicità … “questi sono per i bimbi”

grazie alle impiegate dello Studio Copia,
venerdì pranzo con pesce per le bimbe dell’hogar (casa accoglienza) e torta per il compleanno di Krisna…

grazie
a chi ha assicurato il suo appoggio in caso di necessita’…
a chi ha gia’ provveduto…
e a chi vuole restare anonimo…

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NATALE A LIMA

Pubblicato da Roberto Zanoni su dicembre 31, 2008

Le sacre scritture narrano che Gesù quando è nato, non avendo dove dormire, è stato adagiato in una mangiatoia…

Maria e Julia il letto ce l’hanno, …ci dormono in sei!!!

Abbiamo portato a casa per Natale Maria e Julia, le due sorelline che vivevano con Daniela e Maruja qui a Tablada perché vogliono passare il Natale con mamma e fratelli… ore di auto nell’inferno del traffico di Lima; siamo arrivati nel quartiere dove abitano… non mi soffermo a raccontarvi il solito squallore…

Quello che piu’ colpisce è la solitudine in cui queste bimbe andranno a vivere… siamo arrivati finalmente a casa e ad accoglierli… nessuno, solo il fratello piu’ piccolo di 2 anni.

Il fratellino è sempre solo in casa, una volta fortunatamente l’hanno salvato appena in tempo, la fiamma di una candela aveva incendiato i  pochi mobili.

Abbiamo cercato la sorella maggiore di 13 anni, Veronica, l’unica che potrebbe accudirli… ma lei ogni giorno sta in strada a giocare e non si cura dei fratellini, il papà non esiste…  la mamma per sostenere la famiglia lavora tutto il giorno, entra in fabbrica alle 7 della mattina e torna a casa alle 10 di notte…, guadagna 80 soles a settimana… (circa 20 euro) per mantenere tutta la famiglia, provate ad immaginare…

La casa e’ di uno squallore disumano, 3 piccole stanze: in una dormono in 6, la seconda e’ fuori uso, nella terza regnano le cacche di galline e cani; in cucina non c’e’ una pentola ne’ un tavolo, in camera non hanno un armadio per mettere i vestiti… cumuli di spazzatura all’ingresso della casa, odori nauseanti per gli animali e la sporcizia…, la fogna non funziona perchè il condotto è più alto del pavimento e i tubi se collocati, oltre che in alto si troverebbero sulla porta di casa…

Ritorniamo a casa in silenzio con un senso di angoscia e depressione, che ne sarà di questi bimbi? Hanno 2, 5, 9, 11 e 13 anni, soli tutto il giorno, tutti i giorni…; decidiamo almeno di comprare subito un tavolo, un armadietto, una cassettiera, un materasso, delle scope e delle pentole… ma sappiamo che sono solo un paliativo…, Maruja e Daniela gli vogliono offrire una casa qui a Tablada, almeno sarebbero vicini, avrebbero una doccia, un bagno… ma la situazione è complicata, dove vivono ora la mamma ha un lavoro e vicino ci sono i parenti…

E’ Natale, mangiamo un piatto di riso, partiamo e carichiamo sul pulmino mobili e materasso… almeno oggi la mamma non lavora e ci accoglie con i bimbi, speriamo che non gli rubino subito tutto, i vicini ci vedono arrivare, la casa ha due porte, una senza serratura…

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Morire in paradiso, i nostri connazionali in giro per il mondo…

Pubblicato da Roberto Zanoni su dicembre 1, 2008

Oggi ho letto un articolo di Efraim Medina (giornalista dell’Internazionale) che vi propongo per mettervi al corrente di cosa fanno alcuni nostri connazionali in giro per il mondo…

Morire in paradiso
Efraim Medina Reyes

A Cartagena 1.200 bambini sono obbligati a prostituirsi con clienti per lo più italiani e spagnoli

A due ore da Cartagena de Indias c’è un’isola chiamata Paraíso. Sulla spiaggia, nella sabbia bianca come la neve, le tartarughe vengono a deporre le uova. Nell’acqua trasparente, ricca di sfumature azzurre e verdi, migliaia di pesci e di creature marine si muovono tranquillamente sotto il sole infuocato. È una riserva naturale e la presenza umana, come dev’essere in un vero paradiso, è proibita.

Paraíso fa parte dell’arcipelago El Rosario: in totale sono ventisette isole, e la maggior parte è di proprietà di privati che ci trascorrono le vacanze o gestiscono degli alberghi. A differenza di buona parte della Colombia, quest’area dei Caraibi non è stata contaminata dalla guerra o dalla violenza indiscriminata; per questo ai pescatori sembrò strano trovare il cadavere di una bambina impigliato tra le radici acquatiche delle mangrovie, non lontano da Paraíso.

Strano soprattutto perché gli isolani si conoscono tutti e quella bambina non era di quelle parti, e inoltre non avevano sentito di qualcuno che la stesse cercando. I pescatori la portarono a Cartagena e consegnarono il corpo alle autorità. Le indagini rivelarono che la bambina si chiamava Analinda, aveva quattordici anni e veniva da un’umile famiglia della periferia di Cartagena. La madre disse alla polizia che Analinda era partita quindici giorni prima per frequentare un corso per modelle a Milano.

“Un signore italiano con i capelli bianchi è venuto a cercarla e ha detto che con la sua bellezza poteva far carriera e mantenere tutta la famiglia”, ha raccontato la madre tra le lacrime. Quell’uomo le aveva lasciato anche una bella somma di denaro. La storia di Analinda non è nuova. Circa 1.200 bambini sono obbligati a vendere il loro corpo nel circuito della prostituzione infantile di Cartagena e i clienti più assidui sono italiani e spagnoli. Come avrebbe rivelato in seguito l’autopsia, Analinda non era morta per un incidente.

I lividi e i graffi sul corpo e sulla testa facevano pensare che qualcuno molto grande e forte l’avesse tenuta sott’acqua fino ad annegarla. Sotto le unghie di Analinda furono trovati resti di pelle che vennero inviati al laboratorio per stabilire il Dna dell’assassino. Le ragioni del crimine restano ancora un mistero.

Una settimana fa sono stato a Cartagena e ho deciso di visitare quell’isola. Un mio amico, un biologo marino, ha ottenuto il permesso con la scusa di fare un servizio sulla fauna di Paraíso. Siamo arrivati con la sua lancia e siamo rimasti sorpresi di vederne un’altra ormeggiata davanti alla spiaggia. Siamo scesi e ci siamo addentrati nella piccola isola, che era ancora più bella di quanto ricordassi. Poco distante, sulla spiaggia, c’erano varie coppie formate da bambine mulatte e uomini bianchi, grassi e calvi, e in acqua ce n’erano altre.

Il mio amico ha tirato fuori dall’acqua una stella marina calpestata e ha maledetto quei turisti. Uno dei tizi in acqua ha gridato qualcosa alla bambina accanto a lui; parlava spagnolo con un forte accento romano. Lei ha fatto cenno di no con la testa, sembrava spaventata. Il vecchio ha continuato a parlarle a bassa voce. Sono entrato in acqua per ascoltarlo e ho capito che quel vecchio romano, calvo e grasso, voleva che la bambina s’immergesse sott’acqua per praticargli del sesso orale.

Lei ha cercato di spiegargli che non poteva trattenere il respiro per tanto tempo, e lui le diceva che era una stupida puttana. È arrivato un altro romano e ha cercato di calmare il suo amico. Ho pensato ad Analinda e mi sono venuti i brividi. Sono uscito dall’acqua e sono andato a cercare il mio amico che stava parlando con i proprietari delle lance.

Loro sostenevano di avere il permesso di stare a Paraíso, e il mio amico replicava che quella era una riserva naturale e che si sarebbero cacciati in un casino. Ho chiamato il mio amico e gli ho detto che dovevamo avvisare la polizia. Lui ha sostenuto che era inutile, che avevano delle sentinelle e che prima che fosse arrivata la polizia se ne sarebbero andati.

La più grande di queste bambine non ha più di quindici anni“, ho insistito. “Il padre di tre di loro è il proprietario della lancia”, mi ha risposto, “e l’altro è il fratello delle altre due. Se arriva la polizia diranno che stanno solo passeggiando con degli amici stranieri. Hanno programmato tutto”.

Ho sentito di nuovo quell’accento romano: il vecchio stava gridando ancora alla bambina. Sono sceso dalla lancia e sono andato verso la spiaggia. La bambina si era immersa. Al vecchio non sembrava importare che lo stessi guardando. La bambina ha tirato fuori la testa e gli ha detto che non ce la faceva più; mi sono accorto che non era la stessa di prima. Sono entrato in acqua e ho detto al vecchio che quella ragazzina poteva essere sua nipote.

Lui, seguito dalla bambina, si è riunito al resto del gruppo. Sono andato fino alla spiaggia e sono rimasto a guardarli. Dopo un po’ il gruppo di vecchi italiani è salito sulla lancia insieme alle ragazze; la barca poteva portare dodici persone e loro in tutto erano diciassette. Quella scatoletta di sardine è partita e dalla coperta le ragazzine hanno fatto gesti osceni. Il mio amico si è avvicinato con un’espressione rassegnata e con lo sguardo fisso sul mare, e mi ha detto: “Da questi figli di puttana non si salva neanche il paradiso”.

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CARTAGENA DE LAS INDIAS, COLOMBIA

Pubblicato da Roberto Zanoni su ottobre 27, 2008

Nuova tappa esperando el Peru’… Impatto soft a Cartagena De Las Indias…sole tutto l’anno, 25/35 gradi… tasso di umidita’ alto…, gioiello di architettura coloniale, qui colombiani, americani, italiani, tedeschi, francesi… vengono a passare le vacanze e non pochi ci restano tutta la vita… un cartello pubblicitario dice…”Colombia, il pericolo e’ rimanerci“…

Qui Marquez ha scritto “l’amore ai tempi del colera” e nelle mura che circondano la citta’ e’ stato girato l’omonimo film…; si vive tra sogno, magia, musica salsa a qualsiasi ora nelle vie e nei locali… colombiani amabili, clima festaiolo, turisti danarosi… per alcuni versi il centro assomiglia a Bergamo, e’ circondato da mura costruite nel ´500, all’interno la citta’ vecchia in stile coloniale offre tutto il suo raro splendore…

case nel barrio "la boquilla"

Oggi con l’associazione ci siamo addentrati in un barrio povero, se pensavo di aver visto il peggio a Lima devo ricredermi… Questo e’ un barrio dove ci sono i piu’ poveri, qui la gente vive con il mare dei caraibi da un lato (non pensate al mare dei caraibi delle cartoline per i turisti, il colore piu’ bello e’ quello marrone fango) e paludi, acquitrini nausolenti dall’altro… in case con pareti di latta… legno… plastica…, non ci sono fogne, convivono con topi, scarafaggi, maiali, cani randagi… tra una casa e l’altra cumuli di spazzatura

A cinque minuti di macchina uno degli hotel piu’ prestigiosi della citta’ con stanze da 300 dollari a notte…

E’ in questo barrio che l’associazione offre cibo a circa 150 bimbi ogni giorno…, bisogni primari… un piatto con una manciata di riso e carne, poi si pensera’all’educazione; la sede dell’associazione nel barrio ha il tetto di paglia, i pavimenti di sabbia, quando piove si allaga tutto con pozzanghere ogni dove… ma i bimbi si divertono, sguazzano nelle pozzanghere e si rincorrono…

Noto che alcuni bimbi hanno una sporgenza all’altezza dell’ombelico… non e’ stato reciso il cordone ombelicale, al suo posto e’ stato fatto un nodo, ora si ritrovano con questo ombelico sporgente, in pratica un’ernia ombelicale…, se dovessero fare sforzi o altro le conseguenze sarebbero disastrose… fuoriuscita di sangue dall’ombelico con rischio di morte…


Estefany

La prima bimba che ho conosciuto cosi’ e’ stata Estefany…, non e’ meravigliosa? Il mio amico Luigi Tomasoni e famiglia, hanno subito provveduto affinche’ l’ombelico si possa operare…

Ma di tutto questo i turisti non si accorgono, sono troppo impegnati con le belle colombiane che si offrono, oppure stanno tutto il giorno a prendere il sole o a girare per la citta’ ammirando le sue bellezze…, questa citta’ circondata da mura cosi’ spesse come a volte lo sono i nostri cuori e i nostri occhi che non vogliono ne’ vedere, ne’ sentire, ne’ ascoltare.

Beh .. spero ogni tanto di potervi dare anche delle belle notizie e il viso di questa bimba ospite dell’associazione fa sperare bene…

… vi saluto, roberto

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MISSIONI CONCLUSE

Pubblicato da Roberto Zanoni su ottobre 1, 2008

In questi pochi mesi che sono stato in Italia, ho incontrato alcuni amici dal cuore grande che hanno permesso la realizzazione di alcuni progetti; Gina, Daniela, Maruja e io vi ringraziamo!

MISSIONI REALIZZATE DA GINA

grazie a: Antonella Bardoni e Ondei
per le richieste urgenti del
CENTRO DI PRIMA ASSISTENZA PER AMMALATI DI TUBERCOLOSI DI HUAYCAN

grazie a: Giovanni Cremonesi
ha permesso l’adozione di 3 Famiglie
a Huaycan, per un anno:
la famiglia di Melanie Alfaro Contrera, la famiglia Abel Junior Merino, la famiglia Jesus Leen

grazie a: Bruna Canciani e consorte attraverso l’associazione onlus: La Nostra Casa
hanno provveduto all’adozione di 1 Famiglia a Huaycan, la famiglia Junior Vergagra

da DANIELA E MARUJA

grazie a: Max e Antonella, Battista Locati, Giuseppe Invernizzi, Silvia Valoti e famiglia, Ivana Baffi, Paola Baiguini, Maria Grazia Callegari, Rachele Lelli Scotti e Paola Cremonini, associazione onlus: La Nostra casa.
attraverso loro Berta, può studiare serenamente durante i week-end

grazie a: Massimo Casari e Antonella
attraverso loro la famiglia di Ester Pilco per un anno può vivere in uno spazio dignitoso

grazie a: Alfonso De Prisco, Angela, Rachele Lelli Scotti, Paolo Algeri, Battista Locati e  Carlo
Torte, pentola e regalini per i compleanni hanno regalato momenti di vera gioia

grazie a: Battista Locati
La professoressa Karim, ora puo’ aiutare per un anno i bambini che non sanno leggere e scrivere, con il doppio risultato che anche la professoressa ha trovato lavoro…

Queste immagini descrivono alcune missioni a cui hanno aderito questi amici:

DA GINA A HUAYCAN

CENTRO DI PRIMA ASSISTENZA AI MALATI DI TUBERCOLOSI

Con Gina ho fatto visita ad un centro di prima assistenza agli ammalati di tubercolosi… si ammalano perché non hanno cibo a sufficienza… la sanità locale non dà niente… il centro non può che offrire un bicchiere di latte e qualche antibiotico… loro hanno i volti degli ultimi, di chi non si ribella al destino e alla vita, nessun orgoglio….nessuna caparbietà… sono gli umili della terra… e di TBC muoiono perché non hanno soldi né per farsi curare né tanto meno per mangiare a sufficienza…

Sempre da Gina oltre al centro ho visitato alcune famiglie tra le più povere e sfortunate…


LA FAMIGLIA DI JUNIOR VERGARA

Junior ha cinque anni, è microcefalo: una testa piccola… che resterà tale, mentre gli organi interni si sviluppano normalmente… quindi crescendo non troveranno spazio sufficiente nel cranio… non sappiamo quanto potrà vivere, la mamma è rimasta sola da quando era incinta, il papà se ne è semplicemente andato quando ha saputo che aspettava un bambino; la sorella ha un bambino idrocefalo… la casa dove vivono… giudicate voi, eccola…

LA FAMIGLIA DI JESUS LEEN


Jesus non è stato alimentato a sufficienza e ora ha un ritardo mentale, necessita di trattamenti per essere stimolato… la mamma ha l’osteoporosi…, il papà mentre scendeva da un pulmino è stato agganciato alla porta dal suo stesso zaino… non se ne sono accorti e l’hanno trascinato per metri e metri sull’asfalto, appena se ne sono accorti sono fuggiti, ora e’ semiparalizzato, necessita di terapia fisioterapica… ha perso il lavoro, non ha più assistenza sanitaria, hanno figli da mantenere e non hanno niente… + niente..

LA FAMUGLIA DI ABEL JUNIOR MERINO

Abel ha nove anni.
Ha un tumore tra la testa e il collo, il papà per portalo a farsi curare ha chiesto un permesso di lavoro, l’ha ottenuto, al rientro dal lavoro lo hanno licenziato, ora non hanno di che vivere… il piccolo necessita di interventi… ha anche una sorella … il papà ora è anche incidentato…

LA FAMIGLIA DI MELANIE ALFARO CONTRERA

Regina, la mamma è rimasta vedova, il marito è morto di tubercolosi, il papà è morto anche lui… ha quattro bimbi, ha vari disturbi ai reni, al braccio aveva abituato il suo stomaco a non mangiare e ora si ritrova con vari problemi di salute, sulle sue spalle i quattro bimbi da sfamare…

DA DANIELA E MARUJA

LA FAMIGLIA DI ESTER PILCO

La famiglia vive in 2/3 metri quadrati con cinque figli, grazie all’adozione possono ora contare su uno spazio più vivibile…

Vi sarei grato nel caso avessi dimenticato qualcuno o ci fossero inesattezze, se mi inviaste una mail…

Per ulteriori informazioni, questi sono i contatti:

LIMA:
DANIELA E MARUJA
(Tablada de Lurin): 0051 1 2951528
GINA (parrocchia di Huaycan): 0051 1 3716973
Importante: ricordatevi che c’è una differenza di fuso orario: – 7 ore

ROBERTO
+39 347 966 87 96
roblibero@gmail.com

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Grazie al vostro cuore…

Pubblicato da Roberto Zanoni su luglio 1, 2008

Alcuni di voi prima della partenza mi hanno dato un po’ di soldi, altri hanno aderito in seguito a missione Berta…, ecco come sono stati usati…


La professoressa Karen  con i bambini piu’ bisognosi di aiuto

DA DANIELA E MARUJA
4/5 bambini al doposcuola avevano bisogno di una assistenza personale perche’ molto, molto piu’ indietro degli altri con difficolta’ a leggere e scrivere e a fare i conti…, il rischio e’ che restino deboli e indifesi… purtroppo tra professori e volontari non si poteva dedicare loro molto tempo perche’ i bambini in totale sono circa 170 e noi in 5/6, cosi’ ho pagato una nuova professoressa che si occupera’ solo di loro fino alla fine dell’anno scolastico che qui coincide con il mese di Dicembre.


Maria il giorno del suo compleanno
(se cliccate sulla foto per ingrandirla noterete la gioia e la sorpresa su tutti i volti)

Avete fatto felici alcune bambine dell’hogar con torte e regali ai compleanni… beh avreste dovuto esserci, altro che i nostri bimbi viziati, qui una torta o un regalo sono un avvenimento e le bambine muoiono di gioia…


La casa di Junior, il bambino microcefalo, a Huaycan.

A HUAYCAN
Ho potuto donare un primo soccorso alle famiglie che ho visitato recentemente a Huaycan, da Gina… famiglie che vivono situazioni disperate…


Berta

MISSIONE BERTA
Ve ne ho gia’ ampliamente parlato…
In 1/2 giorni avete sbloccato la situazione,… fantastico!

Non e’ meraviglioso? Qui anche con poco si riescono a capovolgere situazioni, e voi con il vostro amore avete reso contente e serene diverse anime, sono gioie del cuore che non hanno eguali.

Ma non e’ finita qui…, dopo queste prime spontanee adesioni alla situazione del posto, parlando con Gina, padre Jonni, Daniela e Maruja… sono nati progetti futuri.
Sono stati necessari approfondimenti, diverse visite, volevo capire bene le situazioni, e non e’ facile in un contesto dove i bisogni sono infiniti, dove bisogna aiutare ma evitare di fare assistenzialismo alle persone affinche’ queste si responsabilizzano e bisogna dare delle priorita’…. io non so se quello che facciamo e faremo sarà tutto giusto, però so che questi progetti futuri verranno incontro alle situazioni più tragiche, quindi a presto con questi nuovi obiettivi.

Questi sono i contatti a Lima:
DANIELA E MARUJA (Tablada de Lurin): 0051 1 2951528
GINA (parrocchia di Huaycan): 0051 1 3716973
Importante: ricordatevi che c’è una differenza di fuso orario:  – 7 ore

vostro roblibero

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RIENTRO IN ITALIA, tristezza e gioia

Pubblicato da Roberto Zanoni su giugno 6, 2008

Tristezza ... potete immaginare...

Pero’ che gioia… posso rivedervi e finalmente un po’ di polenta.

Qui inizia l’inverno, da l’altro ieri e’ iniziata la garuja (una fitta brina) Tablada ha il mare da un lato e le colline dall’altro, questo fa si’ che l’aria umida che arriva dal mare, non si disperde perche’ incontrando le colline torna indietro, e’ umidita’ pura che si abbatte sul distretto, una umidita’ fortissima, non piove, eppure c’e’ acqua dappertutto, (in Italia non l’ho mai vissuta cosi’ neanche in quelle tipiche giornate di nebbia fitta fitta in cui l’umidita’ entra…).

la garuja nel nostro cortile

il cielo e’ sempre grigio… e questo ininterrottamente per sei mesi di fila…, fino a novembre, dicembre… io sto dormendo con tre coperte, magliettina di lana, maglione di alpaca pesante… eppure mal di gola…febbre…raffreddore… ho le ossa che mi fanno male… ma non posso lamentarmi, come faccio con quelle famiglie che proprio qui, di fronte, hanno le pareti delle case in travi di legno, unite una accanto all’altra alla buona… con solchi che vedi a distanza… con tetti improvvisati e malconci…in lamiera,  

molti dei quali non coprono tutto lo spazio, alcune case hanno invece in alto un telo di plastica legato con una corda…
Un tetto di telo, nella parte azzurra in basso, la pozza di acqua formata dalla garuja

e l’umidita’ forma pozzanghere d’acqua, sulla tua testa… e la garuja entra in casa, dappertutto… costantemente… per sei mesi… anche mentre dormono…, soprattutto mentre dormono, perche’ l’umidita’ di notte raggiunge i livelli piu’ alti inutile dirlo… il riscaldamento qui te lo sogni… e senza mai vedere il sole. no… io non ho proprio nessun diritto a lamentarmi !!!!!!!!

L’altro motivo per cui sono felice e’ che ho deciso di chiudere l’attivita’ definitivamente. Quindi… rientro in Italia, chiudo e riparto… per il peru’ ci vorra’ qualche mese per sistemare tutto, quindi abbiamo l’occasione per stare ancora un po’ insieme. Non vedere piu’ gli occhi di questi bimbi… non ci riuscirei, sono entrati nel cuore, nel sangue, nella pelle… alcuni sono un po’ riservati… ma se passi il tempo con loro, si diventa a poco a poco amici… altri sono piu’ espansivi, ti corrono incontro, ti cercano la mano, ti si stringono, hanno un bisogno immenso di affetto … di un papa’… di una mamma… e piu’ li conosci… beh… potete immaginarlo… I quattro fratelli arrivati l’altro giorno gia’ ti cercano, ti sorridono, ti aspettano… ti domandano consigli per i compiti… s’e’ instaurato un clima di fiducia e di amore che bello vederli sereni…


Questi sono i quattro fratelli picchiati dal padre…

Poi c’e’ l’accoglienza di Daniela e Maruja… Daniela e Maruja sono proprio due anime buone buone buone… e simpatiche, … tra loro a volte zebettano e brontolano… come… vi ricordate i film di Peppone e don Camillo? ecco… insomma … a volte c’e’ proprio da spanciarsi dal ridere… … Daniela se ci si mette fa di quei pranzetti… … Maruja non sa dire di no a niente e a nessuno… e se poi ti fai raccontare la loro vita… beh, si potrebbe scrivere un romanzo… basta dire che Daniela all’eta’ di 24 anni, arrivata in peru’ per la prima volta dall’Italia, e’ stata segregata e drogata da un prete (in seguito allontanato dal vaticano), si e’ salvata per divina provvidenza grazie anche all’aiuto di Maruja… e da allora entrambe, da ben 35 anni continuano la loro pazzia! Fino ad ora non ho visto nessuno andarsene da questo posto senza vuotare il proprio patrimonio di lacrime…

Le inseparabili: … Daniela e Maruja

Poi c’e’ Gina a Huaycan… Huaycan, questo posto che continua a farmi timore… e lei, Gina… ha preso un po’ il posto di Nirvana, … ha una fede limpida e serena, come i suoi occhi cristallini che ricordano quelli di frere Roger…


Gina

In questi mesi ho avuto molto affetto da voi, mi avete seguito… il blog ha contato ad oggi, dopo due mesi, 1390 visite… siete stati importanti, abbiamo realizzato alcuni progetti… mi avete fatto anche molti complimenti, pero’ credetemi, noi davvero facciamo poco, poco, il lavoro vero e’ di queste persone che, qui, costantemente, 24 ore su 24… (vuol dire non staccare MAIIIII…) continuano, incessantemente e senza risparmiarsi, a portare avanti, tra mille difficolta’, senza nessuna sicurezza personale, il loro amore per i deboli e gli indifesi… perche’ come dice Gina:

“DOVE C’E POVERTA’, NON C’E’ GIUSTIZIA!”.

Potete capire perche’ tornero’?

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I fumones attaccano la nostra via

Pubblicato da Roberto Zanoni su maggio 30, 2008


La nostra via a Tablada

Tablada, (dove viviamo con Daniela, Maruja e tutti i bambini) e’ un quartiere povero, le situazioni di degrado sono ovunque…

Da alcune settimane viviamo momenti di tensione e di ansia, dovete sapere che all’inizio della via, in una piazzola, si riuniscono i fumones… (drogati), qui spacciano e si “fanno” alla luce del sole…

Le conseguenze per chi ci abita le potete immaginare… 2 settimane fa hanno rapinato la casa di una signora anziana portando via tutto quello che aveva … in pieno giorno e sotto gli occhi di tutti; la settimana scorsa hanno aggredito e derubato una donna e ieri hanno assalito due bambini… proprio qui, fuori dal doposcuola…

La gente del posto li ha riconosciuti, presi e picchiati, alcune madri volevano bruciarli, Federica, una di noi e’ arrivato giusto in tempo a fermare una madre dell’aggredito che, raccolta una grossa pietra stava per scagliarla sulla faccia di uno di loro che giaceva a terra.

Daniela e Maruja sono coraggiose, hanno indetto riunioni qui, al doposcuola, con la gente della via. Restare uniti e organizzarsi in queste situazioni e’ vitale, al momento abbiamo in dotazione dei fischietti… almeno in caso di bisogno tutti escono dalle case per aiutarsi… ma questo non e’ niente e non risolve la situazione.
A 500 metri c’e’ una commissaria con pensate un po’… ben 8 agenti, 8 agenti per un quartiere di 150.000 persone (come tutta bergamo), oltretutto non si sa quanto la polizia di qui, sia estranea allo spaccio o corrotta, solo per farvi un esempio i due fumones che sono stati presi ieri gia’ oggi circolavano liberi… per cui nessuno si aspetta un aiuto concreto e questo contribuisce a far sentire la gente sempre piu’ sola, abbandonata…

La via ripresa dall’alto dal doposcuola

L’altro giorno quando la gente della via si e’ riunita in starda, (erano una ventina con tre agenti), una macchina di fronte a loro ha iniziato a far rombare il motore e si e’ scagliata addosso alla folla.
E’ arrivata anche una troupe televisiva, ma dopo essere stati minacciati (te corto la cabeza… ti taglio la testa) e fatti oggetto di lancio di sassi, sono scappati anche loro rinunciando al reportage.

Maruja organizzando le riunioni si e’ esposta, e’ stata riconosciuta dai drogati e si temono rappresaglie… qui le case non sono per niente sicure, una spallata e butti giu’ tutto, un salto e sei nel cortile di casa dove solo una staccionata ti divide dalla camera da letto…

Da qui si vede la piazza, in fondo… sede dello spaccio quotidiano

Ieri notte Maruja e’ uscita da sola, nella via ad accompagnare un nuovo volontario americano, l’ho aspettata e accompagnata a casa anche se lei non voleva… tempra da vera peruviana…, rincasando mi sono accorto che sempre li’, all’inizio della strada c’erano 6/7 fumones… ho fatto finta di niente e entrando nel doposcuola (noi dormiamo qui) dall’alto mi sono nascosto per osservarli… 5 minuti e arrivano 2 adulti… scambio veloce di pacchetti… questi 2 probabilmente sono il livello piu’ alto, quelli che gestiscono il giro, i mafiosi…


L’ingresso della biblioteca

Immaginate i pericoli per tutti i bambini che frequentano il doposcuola, qui nessun genitore li accompagna o li preleva, nemmeno i piu’ piccoli che hanno sei anni, tutti tornano a casa soli…, poi c’e’ la povera gente che si alza la mattina alle 4,5,6 per andare a lavorare, donne sole che escono dalle case…

Se questa situazione dovesse peggiorare dovremmo chiudere per sicurezza il doposcuola…
Speriamo che le ombre nella notte non inghiottano le nostre e le loro speranze.

roblibero

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Le mie giornate a Lima

Pubblicato da Roberto Zanoni su maggio 13, 2008

 
L’ingresso del doposcuola

Per i pochi mesi che mancano prima di tornare in Italia ho scelto di restare al CEPROF. CEPROF e’ una casa famiglia realizzata dall’amore di Daniela (italiana) e Maruja (peruviana); si trova in un quartiere povero con tutti i problemi che potete immaginare… pero’ siamo abbastanza fortunati perche’ arriva l’acqua (l’acqua in tutta Lima non e’ potabile) e c’e’ l’elettricita’.

Daniela e Maruja ospitano circa venti bambine a rischio violentate da genitori, fratelli… alcune hanno mamme che esercitano il mestiere, … 
tragedie senza fine dove a chi gia’ sta in situazioni drammatiche si aggiungono
col trascorrere degli anni sofferenze che solo a sentirle raccontare
rimani senza fiato…

 
Gioco educativo

Oltre alla casa famiglia durante il giorno Daniela e Maruka offrono gratuitamente ai bambini poveri del quartiere un doposcuola, questo permette di aiutarli nei compiti; qui le scuole statali sono pessime, pensate che gli stessi insegnanti a volte danno compiti incomprensibili a loro stessi e compiono errori madornali nel dettarli… infatti chi ha due lire ed ha a cuore la famiglia cerca di mandare i figli nelle private. Restare al doposcuola aiuta anche a togliere i bimbi dalla starda, dall’abbandono, dal pericolo di entrare nelle bande…

Ceprof e’ una piccola associazione, siamo in due volontari italiani (tre fino a settimana scorsa) e quattro assistenti peruviane (pagate), i bambini al doposcuola sono circa centotrenta separati in tre turni quotidiani, uno la mattina e due al pomeriggio…


Uno dei nostri ragazzi

Questa e’ pressapoco la mia giornata…

7.00 – 7.30, sveglia e colazione con Emanuele (l’altro volontario)
tazza di caffe’ con pane (e quando ci ricordiamo di comprarla, la marmellata)
8.30 arrivano i bambini del primo doposcuola
(sono circa 50, loro devono fare i compiti per la scuola che hanno il pomeriggio)
11.30 i bambini vanno a casa, noi iniziamo alcuni lavoretti
pulizia dei banchi, pavimenti, bagni…
13.30 il pranzo con daniela, maruja e alcune bimbe
pasto semplice ma buono: riso, verdura e frutta, a volte un po’ di carne
14.30 si riprende il doposcuola con i bambini che hanno avuto scuola la mattina, questi sono i piu’ piccoli, anche loro sono circa 50, sono molto impegnativi rispetto agli altri, richiedono molta piu’ attenzione e sono anche i piu’ bisognosi di affetto
17.30 arrivano gli altri bimbi
sono piu’ grandi e il clima e’ un po’ piu’ rilassante, loro sono gia’ piu’ autonomi…
19.30 prepariamo la cena tra volontari
di solito un piatto di pasta o di riso, a volte siamo invitati a casa di Daniela e Maruka


Distribuzione di materiale didattico

La serata e’ libera… beh qui non c’e’ molto, anzi, niente…
quindi o leggiamo, o guardiamo un po’ di TV, si prende rai italia (il canale per gli italiani all’estero) o scriviamo… o si programma il giorno dopo.
Il sabato e la domenica sono liberi, a volte portiamo a fare un giro le bimbe, oppure torno al Mato Grosso in centro a Lima, dove sto aiutando a progettare alcune realizzazioni grafiche, se poi riesco vado a visitare altre associazioni.


I bambini lasciano le loro impronte all’ingresso

Le nostre vite sono piene di cose inutili, di paure, di scelte materiali… 
e anche se pensiamo di essere forti, di avere dei valori… ne siamo comunque travolti o influenzati perche’ la nostra societa’ non ti offre altro, vuole solo essere veloce, competitiva, vuole che consumi, vuole il Dio dinero, il potere al primo posto… e sacrifica per questo tutto e tutti, inizi a sentire un vuoto… depressione… solitudine e allora cerchi di riempire il vuoto con cose materiali, con relazioni superficiali… con il cibo… e anche in mezzo a tante persone… puoi sentire questo senso di inappetenza che ti trasforma a poco a poco in una larva che al posto di vivere pienamente questa meravigliosa vita cerca di sopravvivere… ma a che prezzo!

Qui, credetemi, nel deserto dei beni materiali e ambientali… il volto e gli occhi di questi bimbi, riempiono l’anima, … dubbi e paure si volatilizzano, a volte sei stanco, il cielo e’ sempre grigio, l’umidita’  ti entra nelle ossa… ma questi sguardi indifesi e senza colpa… beh… sono una carica di dinamite di amore.

 
L’ultimo saluto a Tiziana, volontaria italiana

Qui ti addormenti sereno e la vita ti abbraccia con un gusto e un sapore dimenticati.
Grazie Daniela e Maruka, noi siamo qui da poco, voi da piu’ di trent’anni senza sosta e tra mille difficolta’ continuate a lavorare senza tregua per un mondo migliore partendo dai piu’ deboli e indifesi.

roblibero 

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L’assalto dei clandestini…

Pubblicato da Roberto Zanoni su aprile 22, 2008

Se si vuole aiutare i bambini, in peru’ c’e’ solo l’imbarazzo della scelta, fortunatamente esistono moltissime associazioni che se ne occupano, pero’ le necessita’ sono enormi rispetto ai bisogni e queste associazioni sono una goccia nel mare… pero’ senza la goccia…

Prima di scegliere un posto dove possa fermarmi per un po’ di tempo, sto andando a visitare diverse realta’… oltre al riferimento dell’OMG, alcuni amici mi hanno trasferito indirizzi di varie associazioni che lavorano in questa terra, cosi’ in questi giorni ho fatto diverse visite… orfanatrofio, scuola per bambini disabili… parrocchie… e anche una situazione di frontiera…, ve la racconto:

Immaginate una grande collina di sabbia, sabbia sopra una montagna di spazzatura, in questa collina secondo i progetti della municipalita’ dovrebbe nascere un polo universitario… durante la notte un tam tam segreto, preparato ormai da tempo accende gli animi, nel completo e sicuro silenzio, centinaia e centinaia di persone senza casa all’improvviso organizzano l’invasione! La collina e’ come un fiume in piena… al mattino assi di legno e di paglia formano una barriera che la circonda… nessuno puo’ entrare: se passano 48 ore la polizia non potra’ piu’ intervenire con la forza e si potra’ far ricorso contro questa invasione solo attraverso vie legali, il che vuol dire far passare anni e anni in questa nebulosa e, nel frattempo, cio’ che non era di proprieta’, lo puo’ diventare; il governo, sotto le elezioni puo’ regalare questa terra a chi gia’ la occupa per ottenere voti; due anni sono gia’ passati e l’assalto dei clandestini pare funzioni, perche’ nessuno ha avuto il coraggio di mandarli via… vorrebbe dire usare le bombe in questa situazione… e nemmeno i picchiatori violenti (i famosi matones) usati per risolvere con la violenza queste situazioni potrebbero fare qualcosa.

Qui le condizioni sono pessime, i clandestini non hanno diritto a niente, qui non entri se non sei accompagnato. Ogni dimora e’ un quadrato di 4/5 metri scarsi per lato, e sono case tutte attaccate l’una all’altra, disposte a schiera, come fossero una scacchiera… le pareti sono lamiere o paletti di legno, molte senza tetto… infrastrutture neanche a parlarne… niente acqua, …luce, fogne… e qui vivono ammassate centinaia e centinaia di persone, io sono entrato tramite un’associazione, l’unica che ha avuto questo coraggio e che ha iniziato da poco ad animare la vita nel quartiere con laboratori e scuole per i bimbi… ma le condizioni sono all’estremo… non riuscirei a viverci… per ora.

In un’altro comune, (solito luogo di poverta’, pericoli, ex covo di terroristi di sendero luminoso) ho visitato una parrocchia, qui ho conosciuto il parroco e Gina, una volontaria pensate un po’… bergamasca.

Non avete idea del lavoro straordinario che qui svolgono, incombono l’epatite A, la B, l’aids, la TBC, la denghe’,… e loro con tutta umilta’ ogni giorno incontrano e danno speranza agli ultimi, Gina e’ amata dalla gente, per strada Gina la fermano, la salutano, le chiedeno un consiglio, un aiuto… una donna ci chiede di entrare in casa sua… nel letto il figlio ammalato di aids… in una casa in cui pregavo Dio di poter uscire subito: narici e occhi non volevano ne’ guardare ne’ sentire… lei (Gina) intanto, rincuora la mamma abbandonata dal marito, abbraccia il figlio ammalato di aids, lo accarezza… con una fede e un amore rari… se posso tornero’ a parlare di lei perche’ e’ una donna eccezionale…

Qui e’ terra di santi…

Inevitabilmente i miei rientri sono nel silenzio, non riesco a spiaccicar parola.

I bambini hanno talmente fame e sete di amore, che essere riconosciuti, amati, stimati da un adulto per loro e’ essenziale. Quando ti vedono quelli che non sono timidi arrivano di corsa e ti buttano le braccia al collo, oppure ti salutano con un bacino, o appoggiano la loro testa su di te e attendono il tuo abbraccio… anche se non ti conoscono, anche se e’ la prima volta che ti vedono, perche’ nella loro vita la figura dell’adulto spesso gli e’ negata, ne hanno bisogno, il papa’ semplicemente abbandona il bimbo e la madre per altre donne anche da un giorno all’altro, senza lasciare traccia… qui la mamma soltera (la mamma solitaria… con figli a carico) e’ una figura talmente diffusa e normale che e’ riconosciuta istituzionalmente dallo stato, come la famiglia o il divorzio.

Ogni realta’ che ho visitato ha le sue problematiche, ma i volti dei bimbi sono accomunati da questi occhi neri che ti entrano e non ti lasciano: solitudine, abbandono, desiderio di vita e di relazione…

ma perche’ ho aspettato tanto?

il Vostro roblibero

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